Vademecum DSA per i docenti

L’8 ottobre 2010 è stata emanata la legge 170 “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”, con la finalità di “garantire il diritto allo studio e assicurare eguali opportunità di sviluppo delle capacità in ambito sociale e professionale alle persone con DSA” (art 2).

I Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) sono disturbi di natura neurobiologica che riguardano complessivamente il 3,5 % circa degli studenti italiani. Tra questi si riconoscono la dislessia, la disortografia, la disgrafia e la discalculia; i diversi disturbi possono presentarsi variamente associati o, più raramente, isolati e con diversi gradi di severità.
Sono definiti disturbi specifici poiché si manifestano in assenza di deficit sensoriali o neurologici e riguardano specificatamente singoli domini di abilità: la correttezza e la rapidità nella lettura per quanto riguarda la dislessia, la realizzazione grafica per quanto riguarda la disgrafia, i processi linguistici di transcodifica nel caso della disortografia e gli automatismi del calcolo e dell’elaborazione di numeri nel caso della discalculia (art.1 della legge 170). Per definizione essi vengono diagnosticati esclusivamente in soggetti che presentano un quoziente intellettivo nella norma e che hanno avuto adeguate opportunità scolastiche e sociali. Presentano inoltre una spiccata familiarità geneticamente determinata.

In assenza di adeguato supporto didattico incidono negativamente sul percorso scolastico, nonostante le buone capacità cognitive dei soggetti interessati. Molte delle difficoltà che gli studenti con DSA incontrano nello studio e nel sostenere gli esami sono imputabili a ridotta efficienza della memoria di lavoro, situazione che richiede adeguate modalità di compenso. (1,2)

L’art. 5 della legge 170/10 e l’art. 6 del decreto attuativo n° 5669 del 12/7/2011 stabiliscono i diritti degli studenti con DSA e le garanzie di adeguamento alle loro caratteristiche che devono essere fornite dall’Università a livello organizzativo, didattico e nella   valutazione. (3)

Le “Linee guida”, allegate al citato decreto, al par. 7 sottolineano che “Studenti con DSA, sono presenti in tutti i corsi universitari: se adeguatamente supportati, possono raggiungere con ottimi risultati il traguardo dei titoli accademici, realizzando le proprie potenzialità cognitive. In questo processo di crescita, anche l’Università, in accordo con le finalità della legge, dovrà svolgere un ruolo importante, trovando soluzioni all’interno delle metodologie didattiche e di valutazione e favorendo l’uso di strategie e risorse, in particolare attraverso le nuove tecnologie”.  Lo stesso articolo illustra inoltre, a titolo esemplificativo, una serie di provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica per lo svolgimento degli esami.

Riguardo alla valutazione l’art 6.2 del DM recita: “Le Istituzioni scolastiche adottano modalità valutative che consentono allo studente con DSA di dimostrare effettivamente il livello di apprendimento raggiunto, mediante l’applicazione di misure che determinino le condizioni ottimali per l’espletamento della prestazione da valutare - relativamente ai tempi di effettuazione e alle modalità di strutturazione delle prove - riservando particolare attenzione alla padronanza dei contenuti disciplinari, a prescindere dagli aspetti legati all’abilità deficitaria”.

Le linee guida (art.6.7) sottolineano, inoltre, l’importanza del rapporto docente-studente: lo studente universitario con DSA è consapevole delle peculiarità del suo funzionamento mentale, è quindi in grado di comunicare al docente quali siano le strategie di apprendimento e di verifica più funzionali e più adeguate alle sue caratteristiche.

Provvedimenti a supporto di studenti con DSA sono attuati da anni in numerose università straniere, in modo particolare in ambito anglosassone, dove la prevalenza di DSA, a causa dell’opacità della lingua inglese, è più che doppia rispetto a quella riscontrata in Italia. (3,4).